• Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%
  • TSU mutuo tasso fisso: 7,4625% - tasso variabile: 7,0125%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,7750% - tasso variabile: 7,9625%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,9250%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 8,0875%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,4125%

DOTTRINA


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Usura pattizia, costi eventuali e penali da inadempimento nei contratti di finanziamento e di leasing

di: Avv. Dario Nardone e Dott. Fabrizio Cappelluti


 
SOMMARIO: Premessa; 1) Il passaggio dalla concezione nominalistica degli interessi al principio di onnicomprensività del costo del credito, quale grandezza da confrontare con il TSU: dalla promessa dell'interesse usurario alla promessa del costo usurario; 2) L'imprescindibile  determinabilità ex contractu degli elementi di costo da computare nel TAEG;  3) La promessa usuraria di pagare la penale d'inadempimento nel leasing attuata tramite il meccanismo dell'attualizzazione interna dei canoni a scadere; 4) I costi usurari del finanziamento promessi in pagamento negli scenari divergenti dalla fisiologia del rapporto: la mora, l'estinzione anticipata per volontà del cliente e le penali da inadempimento; 5) Le (non condivisibili) obiezioni all'inclusione nel TAEG dei costi promessi diversi dagli interessi corrispettivi; 6) Il principio di onnicomprensività quale presidio della tutela costituzionale del credito; 7) Conclusioni

 

Premessa

 

Il presente lavoro mira ad illustrare in maniera sintetica ma organica l’approccio che appare, a sommesso avviso degli scriventi, quello “virtuoso” ovvero più rispondente allo spirito della legge ed ai principi di matematica finanziaria che impregnano la materia dell’usura bancaria.

L’esigenza di offrire un percorso ermeneutico e matematico, ci si augura, quanto più possibile rispondente ai principi regolatori della tutela antiusura, nasce dall’ipertrofico coacervo di teorie dottrinali ed espressioni giurisprudenziali successive alla entrata in vigore della legge 108/1996.

Lo spunto a cimentarci in quest’opera ci è stato fornito dalle partecipazioni a convegni, dibattiti e tavole rotonde sul tema, nei quali costantemente emergono, in specie presso gli operatori del diritto, equivoci concettuali ricorrenti e dubbi sull’operatività in concreto della normativa antiusura, amplificati dal tecnicismo matematico e, a volte, anche da una forte spinta filobancaria, inevitabile in un contesto economico in cui gli attori principali sono i mercanti del credito.

E’ anche opportuno premettere che il sentiero che ci si accinge a percorrere è illuminato dall’acume di chi, prima e meglio di noi, sta lavorando con rigore logico, giuridico e matematico per mostrare in cosa consista e come vada utilizzata la tutela antiusura, la quale, a ben vedere, incide grandemente sulla tutela costituzionale del mercato del credito ed infine sugli interessi generali dell’intera collettività.

Per questo, prima di iniziare, si ringraziano tutti gli Autori citati nel presente lavoro, anche coloro che sostengono opinioni da noi avversate, perché spesso, nella confutazione dell’antitesi, il pensiero trae maggior forza.

 

1) Il passaggio dalla concezione nominalistica degli interessi al principio di onnicompresività del costo del credito, quale grandezza da confrontare con il TSU: dalla promessa dell'interesse usurario alla promessa del costo usurario   

 

Come è noto, la L. 108 del 1996 ha profondamente rivisitato il reato di usura disciplinato dalla previgente stesura dell'art. 644 c.p. ed inasprito le conseguenze civilistiche normate nell'art. 1815, 2° comma, c.c.[1]  sostituendo l'originario meccanismo della riduzione del tasso usurario alla misura legale con la sanzione della non debenza  degli interessi.

É stata infatti introdotta la c.d. usura oggettiva, slegata dall'accertamento dello stato di bisogno dell'usurato, che si realizza iuris et de iure allorché sia stato pattuito un tasso debordante il TSU vigente al momento del perfezionamento negoziale secondo le modalità delineate dagli artt. 2 e 3 della L. 108/96[2].

E' stato quindi fissato in misura numerica e oggettiva quale sia, per ogni trimestre, il limite massimo da non superare perché il contratto non nasca usurario ab origine.

Accanto alla distinzione tra usura oggettiva (o astratta) e l'usura soggettiva (o in concreto)[3], prevista dal secondo capoverso del novellato art. 644 c.p., si è soliti distinguere tra usura penale ed usura civile.

La linea di demarcazione sta nella presenza o nell'assenza dell'elemento soggettivo del reato (dolo): quand'anche tale elemento non fosse presente, l'impegno contrattualizzato di pagare un tasso debordante il TSU produce comunque le conseguenze civilistiche del richiamato art. 1815 c.c. (usura civile): il fatto genetico delle sanzioni penali, o, quanto meno, civili, è il medesimo: la condotta umana dell'intermediario che consista nello stipulare una pattuizione o promessa usuraria.

Ciò che in questa sede però preme di più evidenziare, sotto il profilo ermeneutico, è che la novella del '96 ha introdotto una diversa grandezza da confrontare con il TSU al fine di  valutare la liceità del finanziamento.

[...]

[1] Il testo previgente dell'art. 644 c.p. era così formulato: “Chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, approfittando dello stato di bisogno di una persona, si fa da questa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per se o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni. Alla stessa pena soggiace chi, fuori dei casi di concorso nel delitto preveduto dalla disposizione precedente, procura ad una persona in stato di bisogno una somma di denaro o un'altra cosa mobile, facendo dare o promettere, a se o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario. Le pene sono aumentate da un terzo, alla metà se i fatti di cui ai commi precedenti sono commessi nell'esercizio di una attività professionale o di intermediazione finanziaria”. L'art. 1815, 2° comma, c.c., era così formulato: “Se sono convenuti interessi usurari, la clausola e' nulla e gli interessi sono dovuti solo nella misura legale”.

[2] Il TSU si calcola tenendo conto del livello del tasso effettivo globale medio (TEGM) che risulta dalla rilevazione effettuata ogni tre mesi dalla Banca d’Italia per conto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Le tabelle dei TEGM sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, sui siti della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il TEGM, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni della stessa natura.

[3] Per FRESCURA, “L’accertamento dell’usura nei finanziamenti bancari”,18.03.2010, edito in www.altalex.com, in ambito di usura oggettiva “Le definizioni di “usura presunta” o di “usura astratta”, proposte da alcuni autori con riferimento a questa prima fattispecie del reato, non mi sembrano corrette in quanto, entrambe, adombrano una (inesistente) possibilità di poter fornire una prova contraria, mentre per il dettato della legge, è chiaro che quando il tasso complessivo è superiore al tasso soglia, il reato di usura si è realizzato; si tratta, a mio parere, di un tipico caso del cosiddetto “dolo in re ipsa”, come viene anche confermato dall’intenzione del legislatore, cfr. BONORA L’usura Cedam 2007, pag. 55”.