• Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2017 0,1%
  • TSU mutuo tasso fisso: 7,4625% - tasso variabile: 7,1500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 10,0250% - tasso variabile: 8,0875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 15,2125%
  • TSU anticipi e sconti oltre 100.000: 9,3750%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2000%

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Dopo il dollaro

di: José Antonio Ocampo


Docente presso la Columbia University, è stato sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali e ministro delle finanze della Colombia. È coautore, con Luis Bértola, del libro Lo sviluppo economico dell'America Latina dall'indipendenza

 

Questo articolo è comparso sulla Rivista Giurimetrica (1/2015). Per richiedere la rivista gratuitamente in digitale è sufficiente inviare una mail a redazione@almaiura.it

 

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NEW YORK – È piuttosto emblematico che il recente vertice dei paesi BRICS tenutosi a Fortaleza, in Brasile, abbia avuto luogo esattamente settant'anni dopo la Conferenza di Bretton Woods, da cui nacquero il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. Il risultato della riunione dei BRICS è stato l'annuncio della Nuova banca di sviluppo, che mobiliterà risorse da destinare a infrastrutture e progetti di sviluppo sostenibile, e dell'Accordo di riserva contingente, che fornirà liquidità attraverso currency swap, cioè scambi di valute.

La Conferenza di Bretton Woods è uno degli esempi di cooperazione economica internazionale più importanti della storia, e anche se nessuno è ancora in grado di stabilire se le iniziative emerse dall'incontro dei BRICS avranno successo, esse lanciano una complessa sfida alle istituzioni di Bretton Woods, che ora sono chiamate a rispondere. Rivedere il ruolo del dollaro statunitense nell'ambito del sistema monetario internazionale è un’ottima risposta possibile.

Una caratteristica fondamentale del sistema Bretton Woods era che i paesi aderenti ancoravano la propria valuta al dollaro americano. Sebbene tale sistema sia stato effettivamente abolito nel 1971, il ruolo centrale del dollaro nel sistema monetario internazionale è rimasto inalterato, una realtà che molti paesi sono sempre meno disposti ad accettare.

L'insoddisfazione nei confronti del ruolo del dollaro come principale valuta di riserva globale non è nuova. Negli anni '60, il ministro delle finanze francese Valéry Giscard d'Estaing rimase famoso per aver condannato pubblicamente l'«esorbitante privilegio» che lo status del dollaro conferiva agli Stati Uniti.

Non si tratta solo di un problema di equità. Secondo l'economista belga Robert Triffin, un sistema monetario internazionale basato su una valuta nazionale è caratterizzato da un'intrinseca instabilità dovuta all’inevitabile divergenza di interessi tra il paese emittente e il sistema internazionale.

L’avvertimento di Triffin risale a più di cinquant'anni fa, ma il suo messaggio ha avuto particolare riscontro di recente, dal momento che l'ascesa della Cina ha reso il mondo sempre meno incline a tollerare l'instabilità causata da un sistema denominato in dollari. La soluzione, però, non consiste nella sostituzione del dollaro con il renminbi, bensì nel rafforzamento del ruolo dell'unica moneta veramente globale, i Diritti Speciali di Prelievo del Fmi.

Dopo la creazione dei DSP, avvenuta nel 1969, gli stati membri del Fmi si sono impegnati a renderli «delle attività di riserva principale nel sistema monetario internazionale», come recita lo statuto. Tuttavia, il modo particolare con cui sono stati adottati ne limita l’utilità.

Per cominciare, la separazione tra il conto DSP e il conto generale del Fmi ha reso impossibile l'utilizzo dei DSP per finanziare i prestiti del Fondo. Inoltre, anche se i paesi maturano interessi sulle proprie attività in DSP, devono pagare gli interessi sulle assegnazioni che ricevono. In altre parole, i DSP sono sia un'attività che una passività in quanto funzionano come linea di credito garantita per il titolare – una sorta di fido incondizionato.

Malgrado ciò, i DSP si sono rivelati piuttosto utili. Dopo le assegnazioni iniziali negli anni 1970-1972, ne sono stati emessi altri per aumentare la liquidità globale durante le principali crisi internazionali nel periodo 1979-1981, nel 1997 e, in particolare, nel 2009, quando c'è stata l'assegnazione più consistente, l'equivalente di 250 miliardi di dollari.

Anche se i paesi sviluppati, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, hanno attinto alle rispettive quote, i principali utilizzatori sono stati i paesi in via di sviluppo e, in particolare, quelli a basso reddito. In realtà, questo è l'unico modo in cui i paesi in via di sviluppo (a parte la Cina) possono partecipare alla creazione di moneta internazionale.

Diverse stime indicano che, data la domanda supplementare di riserve, il mondo potrebbe assorbire emissioni annuali pari a 200-300 miliardi di dollari o anche di più. Questo ha spinto molti – tra cui il governatore della Banca popolare cinese Zhou Xiaochuan, la Commissione Stiglitz sostenuta dalle Nazioni Unite, l'«Iniziativa di Palais Royal», guidata dall'ex direttore del Fmi Michel Camdessus e la Fondazione Internazionale Triffin – a chiedere di modificare il sistema monetario internazionale.

Nel 1979, Jacques Polak, economista del Fmi che aveva fatto parte della delegazione olandese alla conferenza di Bretton Woods, mise a punto un piano finalizzato proprio a questo obiettivo. Tra le sue raccomandazioni vi è, in primo luogo, quella di convertire tutte le operazioni del Fondo in DSP, un intervento che richiederebbe di annullare la separazione tra il conto in DSP e il conto generale del Fmi.

Il modo più semplice per realizzare questo progetto sarebbe di allocare DSP come attività di riserva che i paesi possono utilizzare o depositare sul loro conto presso il Fmi. Il Fondo utilizzerebbe tali depositi per finanziare le proprie operazioni di prestito, invece di dover fare affidamento su allocazioni di quote o «accordi di prestito» da parte degli Stati membri.

Altre misure potrebbero aggiungersi a queste. Per affrontare l'elevata domanda di valuta da parte dei paesi in via di sviluppo, rafforzando nel contempo il loro ruolo nella creazione di moneta internazionale, si potrebbe pensare a una formula che preveda l'aumento della loro quota di DSP rispetto a quella attuale.

Si potrebbe, inoltre, incoraggiare l'utilizzo privato dei DSP, sebbene ciò andrebbe incontro a una forte resistenza da parte dei paesi che attualmente emettono valute di riserva internazionali, in particolare gli Stati Uniti. Mantenere i DSP come «moneta della banca centrale» vincerebbe tale resistenza, consentendo a questo tipo di valuta di integrare e stabilizzare il sistema odierno, anziché sconvolgerlo.

Proprio come le disposizioni di Bretton Woods riportarono l'ordine nell'economia globale dopo la seconda guerra mondiale, un nuovo quadro monetario, sostenuto da una moneta veramente internazionale, potrebbe rafforzare quella stabilità economica e finanziaria di cui c'è tanto bisogno. Tutti, compresi gli Stati Uniti, ne sarebbero avvantaggiati.

 

Traduzione di Federica Frasca